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Ricerche Filosofiche


La coscienza di Sé dopo la morte clinica

 

Lettera del 1999 a Mister John riguardante l'ipotesi di vita latente
 

Interfacce neuroniche artificiali
 

Commento alla notizia "Morto da un'ora, resuscita"
 

L'illusorieta' del libero arbitrio
 

Responsabilita' in assenza di libero arbitrio
 

Unicita' dell' Essere
 

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La coscienza di Sé dopo la morte clinica

(Vita latente)


Viene qui formulata l'ipotesi di vita intellettiva latente quale stato della coscienza post mortem di ogni essere, stato che permarrebbe per un periodo di tempo imprecisato dopo la cosiddetta morte clinica, e che si annullerebbe solo con il completo dissolvimento dei neuroni del sistema nervoso centrale.
Alla base di tale ipotesi c'è la convinzione che la coscienza sia il risultato dei processi di comunicazione tra i vari tipi di neuroni, non solo di quelli motòri ma anche di quelli associativi e che la normale attività elettrica rilevabile da un elettroencefalogramma sulla cute del cranio di un paziente riguardi gli impulsi nervosi in ingresso o in uscita dai neuroni motòri, di ampiezza e durata tali da poter superare notevoli distanze, mentre gli impulsi elettrici tra i neuroni associativi dovrebbero avere complessivamente valori di tensione più bassi, e quindi difficilmente rilevabili tramite le normali tecniche elettroencefalografiche.
Se l'ipotesi qui formulata fosse suffragata da risultati di ricerche mirate, effettuate su pazienti in coma irreversibile (EEG piatto) e/o su pazienti da poco deceduti, la pietà per i defunti acquisterebbe un significato più profondo e  determinerebbe un assoluto rispetto per il corpo dell'estinto,vietando l'espianto dei suoi organi, in quanto si avrebbe la certezza che non solo i vari organi non cesserebbero di vivere  istantaneamente al cessare del battito cardiaco, riducendo gradatamente le loro funzioni, ma anche la coscienza  di Sé dell'estinto durerebbe un certo periodo di tempo, anche se limitato, dopo la cosiddetta morte clinica.
 
 

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Lettera del 1999 a Mister John riguardante l'ipotesi di vita latente



Oggetto: La coscienza post mortem.
 

Egregio Mr. John,
Le scrivo questa lettera per avere una sua opinione strettamente personale su un argomento molto delicato, quello della "coscienza di sé" della persona dichiarata morta, nel periodo che va dal manifestarsi, nel suo cervello, dell'elettroencefalogramma piatto fino al dissolvimento dei neuroni.
In occasione delle campagne pubblicitarie volte a sensibilizzare la gente sul problema della donazione degli organi si e' sempre insistito, per ciò che concerne la sicurezza del donatore, sulla morte certa in caso di elettroencefalogramma piatto. Direi che più che di morte certa, si dovrebbe parlare di morte presunta, perché non si sa di morti resuscitati che ci possano raccontare del travaglio post mortem della mente.
Non vorrei sbagliarmi, ma mi sembra di ricordare che in passato ci sono stati casi, pur se rari ed eccezionali, di persone dichiarate morte (con arresto cardiaco ed elettroencefalogramma piatto), coinvolte in incidenti stradali, le quali, dopo vari tentativi di rianimazione,  hanno successivamente avuto un "risveglio" ed hanno raccontato agli astanti tutto ciò che era accaduto intorno a loro, dal momento della morte a quello del risveglio, e ciò che veniva raccontato dai "resuscitati" non era frutto di allucinazioni bensì era effettivamente l'accaduto. In quei casi si è parlato di fatti inspiegabili dalla scienza. Io non so se in qualche centro di ricerca si sia mai effettuata una registrazione, tramite le attuali tecniche di risonanza magnetica, dell'attività del cervello dopo la morte, ma penso che ancora non si possa avere, senza l'utilizzazione di sonde "in loco", quella risoluzione della misura sufficiente a registrare l'attività elettrica delle singole sinapsi neuroniche. 
E' infatti a tale attività che si deve il passaggio, da una zona all'altra del cervello, delle informazioni necessarie alla costruzione, nel cervello stesso, della sensazione della "coscienza di sé".
Nell'ipotesi che ricerche mirate abbiano invece dimostrato, tramite metodi di misura innovativi, la presenza di una sia pur debole attività funzionale del cervello post mortem, penso che i risultati di tali ricerche sarebbero mantenuti segreti per vari motivi, non solo perché la loro diffusione potrebbe inficiare seriamente la propaganda sulla donazione degli organi, ma anche e soprattutto perché la relativa notizia metterebbe una grossa ipoteca sulle speranze di vita ultraterrena, sulle quali si basano pressocché tutte le religioni, turbando così la tranquillità di molte popolazioni.
Certo, il morto, nel quale si siano verificati i primi fenomeni di decomposizione organica, non può più, allo stato attuale dell'arte medica, tornare alla vita, anche nell'ipotesi di una sua "coscienza di sé" limitata nel tempo.
Ma mentre è normale pensare che la vita sia essenzialmente comunicazione dell'essere con se stesso e con il mondo esterno, non è invece lecito pensare, neppure per un istante, che l'eventuale "coscienza di sé" dell'estinto possa essere assimilabile a un flebile rigurgito della sua mente, utile solo a lui ma non alla comunità. Né si può affermare, cinicamente, che "non importa se il morto ha qualche sprazzo di coscienza, tanto quest'ultima è destinata ad annullarsi". 
Ebbene, io non so se tale "coscienza di sé" della persona morta duri secondi, ore o giorni, ma la mia mente ha un sobbalzo all'ipotesi che anch'io, quando sarà giunto il mio momento, affetto dalla paralisi mortale, dovrò assistere impotente al dissolvimento del mio corpo. Tuttavia, pensando che questo è il destino di tutti gli esseri viventi e ripensando ai principi religiosi inculcatimi nell'infanzia, mi consolo illudendomi della possibilità di un'altra vita, che forse ci sarà, forse non ci sarà. E poi, anche se non ci fosse, l'importante è fingere di credere che ci sarà, perché ciò aiuta la ragione ad affrontare il tremendo pensiero dell'ineluttabile annullamento dell'essere. Ma sono anche certo che se l'uomo avesse la prova definitiva dell'annullamento del proprio essere con la morte fisica, egli, essendo fondamentalmente pragmatico,  non sprofonderebbe affatto nella disperazione ma, dopo un periodo di preoccupazione e di smarrimento, rimuoverebbe semplicemente il problema dalla sua mente.
Tornando alla donazione degli organi, prenderei ora in considerazione le due ipotesi:
1) Con l'elettroencefalogramma piatto la "coscienza di sé" del "de cuius" cessa immediatamente di esistere e quindi non si reca danno alla sua mente se si estraggono organi dal suo corpo.
2) Con l'elettroencefalogramma piatto il "dichiarato morto" ha ancora "coscienza di sé" per un certo periodo di tempo, che si potrebbe definire di vita latente. Durante tale periodo  egli, anche se in assenza di dolore fisico per la paralisi dei collegamenti nervosi tra il cervello e la periferia, avrebbe la sensazione di essere squartato vivo mentre vengono asportati gli organi dal suo corpo.
Mi sono spesso chiesto  perché l'uomo in vita, invece  di rompere la pace dell'estinto, non perfezioni le tecniche di realizzazione degli organi artificiali e della loro produzione in serie, o non utilizzi l'ingegneria genetica per attivare la rigenerazione, nel corpo vivente, dell'organo malato o perduto, con un meccanismo simile a quello della ricrescita della coda nelle lucertole. Tale comportamento umano sarà forse perché, per fare alcuni esempi, con la tecnologia attuale dei sensori o dei dispositivi optoelettronici non si è ancora raggiunta la perfezione di un occhio naturale, o perché le attuali pompe meccaniche non possono ancora uguagliare la perfezione di un cuore vero. Ma la spiegazione di tale comportamento potrebbe anche essere quella, molto più semplice e deludente, che un organo donato costa molto di meno di un organo artificiale.
Egregio Mr. John, io non appartengo a nessuna associazione contro la donazione degli organi e questa mia lettera ha solo lo scopo di evidenziare il problema dell'accertamento pieno della morte, al di là di ogni ragionevole dubbio, problema che a mio parere non è stato ancora abbastanza approfondito. Se l'ipotesi di vita latente espressa nella lettera fosse verificata (e chi, scienziato, ricercatore o medico, sa qualcosa deve parlare!), con l'espianto degli organi entreremmo tutti in un'era di barbarie. In attesa di un Suo commento,  Le invio cordiali saluti.     Ignazio Farnè
Roma, il 18 Marzo 1999
 
 

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Lettera al Dr. Eugenio



Oggetto: Interfacce neuroniche artificiali
 

Egregio Dr. Eugenio,
nella Sua risposta alla mia lettera lei parla di mie ipotesi fantascientifiche. 
So benissimo che l'anossia delle cellule cerebrali, anche per poco tempo, provoca danni irreversibili al cervello, ma io mi riferivo proprio a tale situazione di danno, nella quale  i neuroni motòri, sia afferenti che efferenti (quelli deputati alla trasmissione degli impulsi di "azione" da e verso la periferia), rimangono irreversibilmente paralizzati - non c'è praticamente più attività "elettrica" nelle relative sinapsi - ma è tutto da dimostrare che la stessa attività cessi contemporaneamente anche nei neuroni cosiddetti associativi, dato che la trasmissione dei loro impulsi (legata ad un complesso meccanismo elettrolitico) avviene ad un livello energetico bassissimo, rilevabile praticamente solo con sonde "impiantate" in loco.
La mia ipotesi, che penso sia molto più di un'ipotesi, si riferisce alla stato di vita "intellettiva latente", di durata imprecisata (speriamo la più breve possibile), che precede  la fine della coscienza di sé dell'individuo, e che dipende appunto dal funzionamento  temporaneo dei suddetti neuroni associativi.
Pensare al meccanismo del trapasso con lucidità e spirito di ricerca non vuol dire "formulare ipotesi troppo fantasiose", ma significa affrontare l'argomento in modo razionale e senza tabù di sorta, specie se ciò induce ad approfondire la questione per eliminare qualsiasi dubbio sull'accertamento pieno (e non solo probabile) della morte.
Inoltre, se venisse comprovata la vita latente, la ricerca scientifica, non solo quella medica, sarebbe indotta a trovare il modo di allungare la vita, creando interfacce neuroniche artificiali, con cui colloquiare direttamente con i neuroni associativi. Solo in tal modo si riuscirebbe a prolungare la vita, anche se in modo artificiale.
Cordiali saluti.                                                                             Ignazio Farnè

Roma, il 26 Aprile 1999

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Lettera di commento alla notizia "Morto da un'ora, resuscita"



Egr. Dott. Eugenio,
Le scrivo nuovamente prendendo spunto da un articolo, dal titolo "Morto da un'ora, resuscita", che molto probabilmente Lei già conosce e che è stato pubblicato a pagina 26 di un noto giornale il 16 Febbraio 2001.
Il fatto descritto dalla notizia per me non rappresenta affatto una novità, perchè, se Lei si ricorda, Le parlai di Vita latente e della Coscienza post mortem in una mia lettera che Le inviai a Febbraio del 1999.  Leggendo il suddetto articolo mi sono tornate alla mente le Sue parole, che Lei mi scrisse in risposta a quella lettera, e cioè che la mia ipotesi di Vita latente era come "formulare ipotesi troppo fantasiose" .
Come spiega allora il fatto descritto dall'articolo? Non mi dica che esso rappresenta l'eccezione che conferma la regola.
C'è purtroppo un'altra regola, quella sancita dalle attuali leggi, secondo le quali la morte di un paziente in stato di coma, è quella stabilita da un elettroencefalogramma cosiddetto piatto, i cui impulsi di tensione, cioè, non superino l'ampiezza di 2 microvolt (misurati sulla cute della testa) per 6 ore consecutive. Tale regola stabilisce quindi che, se i neuroni del cervello ancora attivi dovessero generare impulsi di tensione più bassi di due microvolt, non se ne tiene conto e si fermano i tentativi di rianimazione, decretando la morte del paziente in coma (e l'eventuale espianto dei suoi organi!). Non mi attendo che Lei mi risponda (non ha risposto neppure agli auguri che Le avevo inviato lo scorso Natale), mi basta immaginare però che la lettura di questa lettera possa indurLa a modificare il Suo punto di vista sull'argomento ed a pensare che ciò che Le scrissi non erano affatto "ipotesi troppo fantasiose". 

Cordiali saluti                                                 Ignazio Farnè 

Roma, il 19 Febbraio 2001


Riferimenti (dal Forum Riflessioni del 2008 - interventi con lo pseudonimo "Ignatius):

http://www.riflessioni.it/forum/filosofia/13238-la-coscienza-post-mortem.html#post224937
http://www.riflessioni.it/forum/filosofia/13238-la-coscienza-post-mortem-2.html#post224975
http://www.riflessioni.it/forum/filosofia/13238-la-coscienza-post-mortem-3.html#post224994
http://www.riflessioni.it/forum/filosofia/13238-la-coscienza-post-mortem-4.html#post225033
http://www.riflessioni.it/forum/filosofia/13238-la-coscienza-post-mortem-4.html#post225043
http://www.riflessioni.it/forum/filosofia/13238-la-coscienza-post-mortem-5.html#post225051
http://www.riflessioni.it/forum/filosofia/13238-la-coscienza-post-mortem-5.html#post225059
http://www.riflessioni.it/forum/filosofia/13238-la-coscienza-post-mortem-5.html#post225113
http://www.riflessioni.it/forum/filosofia/13238-la-coscienza-post-mortem-6.html#post225533
http://www.riflessioni.it/forum/filosofia/13238-la-coscienza-post-mortem-6.html#post225748
http://www.riflessioni.it/forum/filosofia/13238-la-coscienza-post-mortem-6.html#post226041



 

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L'illusorieta' del libero arbitrio 
 
 



 

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Responsabilita' in assenza di libero arbitrio

 

Un uomo, accusato di aver compiuto un reato, viene condotto davanti ad un giudice per essere giudicato. L'uomo, dopo aver detto di difendersi da solo (senza l'ausilio di un avvocato), inizia ad elencare tutte le sue azioni precedenti all'azione delittuosa, spiegando al giudice che per ognuna di tali azioni non c'era la sua volontà, essendo egli costretto ogni volta a compierla da altri eventi fuori dal controllo della sua volontà; in pratica tutto ciò che egli ha fatto, era già stabilito dal destino e pertanto non si riteneva responsabile del reato compiuto. Il giudice si gratta il mento, socchiude gli occhi e rimane un pò assorto. Poi, come colpito da un lampo di genio, sgrana gli occhi e dice all'uomo: ebbene, per la tua azione che tu hai comunque compiuto, è già stabilito dal destino che io ti condanni; quindi,  per dare più forza alla sua sentenza, batte sonoramente il martello sul tavolo.                                                                           (continua)


 
 



 
 

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Unicita' dell' Essere
 
 




 

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Elementi della teoria DNTH

La traslazione del CC

Il meccanismo dell'Elica

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Analisi dei doppietti e dei tripletti negli spettri atomici

Una ipotesi di convalida della teoria DNTH dalla grafite

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Elementi della teoria DNTH


Il sistema Es-Ex, elemento base della teoria DNTH, è un ipotetico sistema formato dalle superfici di due sfere di raggio infinito, l'una con l'altra compenetrate e tra loro interagenti, l'una rappresentante l'universo "esterno" definito come "Ex", l'altra l'universo "interno" definito come "Es". 
Sia la sfera dell'Ex, che quella dell'Es hanno la superficie discontinua e  sono composte da un grandissimo numero (finito) di TDF (Tubi di forza) modulati con varie frequenze, i cui valori variano in modo deterministico. 
L'Es genera l'Ex e viceversa. 
La scansione degli eventi prodotti dall'interazione dei TDF delle due sfere è l'essenza dell'osservatore.


Il TDF (Tubo di forza) è un altro elemento fondamentale del sistema Es-Ex. 
Si presenta come un cilindro rettilineo di superficie discontinua, di lunghezza infinita, di sezione dell'ordine di frazioni di femtometro. (*) 
Il TDF è il "portante" di radiazioni a varie frequenze.
Tre TDF convergenti verso un punto, percorsi da radiazioni impulsive di determinato valore e interagenti reciprocamente tramite tre nodi, formano un generico CC (Circuito Quantum-risonante), la cui rappresentazione è visibile in figura 1.
I nodi dei CC esplicano le funzioni di separatori di fascio, con un ritardo temporale pressocché nullo se l'angolo di intersezione tra i due TDF di ogni nodo è di 60 gradi. 
Un particolare CC in rotazione è l'elemento di massa conosciuto come nucleone (protone e/o neutrone). 

Per quanto riguarda il meccanismo di formazione e di autosostentamento del CC e della particella connessa, in figura 2 ed in figura 3 si possono vedere le tre intersezione (specchi) dei TDF formanti un generico CC, base di tutti i fotoni e nucleoni, mentre in figura 4 c'è il prisma utilizzato per la costruzione 3D delle 3 intersezioni. Naturalmente il CC così rappresentato non contiene alcuna radiazione, in quanto manca l'elica tra i 3 specchi (beam splitter). Perché da tale CC "nasca" una particella (ad es. un nucleone) è necessario che da almeno 2 dei 3 TDF arrivino due "burst" di modulazione sincroni  e con fase reciproca tale da innescare, a partire dallo specchio relativo, il processo di corrente nucleonica tra i 3 specchi del CC. Tale corrente si autosostiene, e la particella rimane immobile nel reticolo universale finchè da almeno uno dei 3 TDF non arriva un altro burst di modulazione ("interferente"), che provoca la perdita temporanea del sincronismo del CC. Tutto il CC e la particella connessa trasla allora lungo il TDF, con quello che viene definito moto inerziale della particella. Se invece i burst di modulazione "interferenti" arrivano, con frequenza e fase appropriata, su 2 dei 3 TDF, allora il CC perde definitivamente il sincronismo e la particella connessa si annichila. Va da sé che ogni particella è sempre dotata di moto (planetario, galattico, ecc.) rispetto  al reticolo universale, per cui, individuata la freccia media di tale traslazione, è facile direzionare il burst di modulazione a 60° (sul terzo TDF) per avere l'annichilamento del grandissimo numero di particelle connesse.
Nel processo di perdita del sincronismo la rottura del CC provoca su almeno 1 TDF l'invio di un burst di modulazione di durata maggiore di quella del burst interferente. In tal caso il CC si comporta come un amplificatore di energia.


L'elemento temporale del sistema Es-Ex è il numeratore delle celle di memoria, ove l'Es immagazzina tutto il numerabile, ossia la sequenza delle variazioni dell'Ex intercettate dall'Es. La caratteristica di funzionamento fondamentale del sistema Es-Ex è pertanto la frequenza di temporizzazione del sistema.


(*) Nelle figure 2, 3  e 4 si possono vedere le foto di un elettrometro appositamente realizzato per le misure sui TDF. 
 

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La traslazione del CC (*)



 Dati 3 TDF disposti in modo da formare un CC generico, associamo ad ognuno di tali TDF un valore della frequenza di modulazione, e cioè:

T1 = Fa;  T2 = Fb;  T3 = Fc




 Rispetto all'osservatore un CC può essere STATICO o DINAMICO.
 
 


 Se il CC è STATICO, sarà: 

Fa = Fb = Fc

 e le stesse frequenze saranno sfasate tra loro di 120°, cioè:

Phi(b) = Phi(a) + 120°;  Phi(c) = Phi(b) + 120°

 Phi(a) è la fase di riferimento (0° rispetto alla fase del clock dell'osservatore).
 

 


 Se il CC è DINAMICO, sono possibili tre casi:
 
 

    Traslazione lungo il TDF T1 :
 

     T1 = Fa; T2 = Fb; T3 = Fc

    Fa # Fb; Fa # Fc; Fb = Fc

 

   CC = Dx 
  Fa > Fb : Traslazione verso T1 +
  Fa < Fb : Traslazione verso T1 -

  CC = Sx 
  Fa > Fb : Traslazione verso T1 -
  Fa < Fb : Traslazione verso T1 +

    Traslazione lungo il TDF T2 :
 

     T1 = Fa; T2 = Fb; T3 = Fc

    Fa = Fc; Fa # Fb; Fb # Fc

 

  CC = Dx 
  Fa > Fb : Traslazione verso T2 -
  Fa < Fb : Traslazione verso T2 +


   CC = Sx 
  Fa > Fb : Traslazione verso T2 +
  Fa < Fb : Traslazione verso T2 -

    Traslazione lungo il TDF T3 :
 

     T1 = Fa; T2 = Fb; T3 = Fc

    Fa = Fb; Fa # Fc; Fb # Fc

 

   CC = Dx 
  Fa > Fc : Traslazione verso T3 +
  Fa < Fc : Traslazione verso T3 -


   CC = Sx 
  Fa > Fc : Traslazione verso T3 -
  Fa < Fc : Traslazione verso T3 +

            La permanenza delle condizioni di traslazione lungo uno dei tre TDF equivale al moto inerziale del CC.

            Dx = destrorso     Sx = sinistrorso

          (*)  CC= Circuito Quantum-risonante.

 


 

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Il meccanismo dell'elica



La maggior parte dei moti nel sistema Es-Ex avviene tramite le rototraslazioni delle eliche.

L'elica è il convertitore tra i moti lineari e rotazionali.

Per meglio comprendere il meccanismo dell'elica utilizzando l'analogia della vite meccanica, nella Fig. 1 sono mostrate le immagini di due viti di uguale passo, ma il cui filetto elicoidale è in un caso destrorso (a sinistra), nell'altro sinistrorso (a destra).
 

Definizioni:

PM          :  Punto di mira dell'elica (punto di vista dell'osservatore)
ALL         :  Allontanamento dal punto di mira
ARR        :  Arretramento verso il punto di mira (avvicinamento verso l'osservatore) 
DALL      :  Direzione coincidente con quella di mira
DARR     :  Direzione opposta a quella di mira
VDX       :  Verso dell'elica destrorso nella direzione ALL
VSX        :  Verso dell'elica sinistrorso nella direzione ALL
ROTDX  :  Rotazione destrorsa dell'elica vista nella direzione ALL
ROTSX   :  Rotazione sinistrorsa dell'elica vista nella direzione ALL
MALL     :  Moto lineare di allontanamento dell'elica visto sulla sua cresta
MARR    :  Moto lineare di arretramento (avvicinamento) dell'elica visto sulla sua cresta

Un'elica VDX che ha ROTDX arretra in DALL ed avanza in DARR
Un'elica VDX che ha ROTSX arretra in DARR ed avanza in DALL
Un'elica VSX che ha ROTDX avanza in DALL ed arretra in DARR
Un'elica VSX che ha ROTSX arretra in DALL ed avanza in DARR
 

Convenzioni:

a) tutte le rotazioni sono intese viste in DALL
b) la polarità positiva di un'elica VSX è quella che ha ROTDX
c) la polarità negativa di un'elica VSX è quella che ha ROTSX
d) la polarità positiva di un'elica VDX è quella che ha ROTSX
e) la polarità negativa di un'elica VDX è quella che ha ROTDX
 

Esprimendo quanto sopra in modo sintetico, avremo:

VSX (ROTDX)  ==>  MALL   ==>  Polarità  +
VSX (ROTSX)  ==>   MARR  ==>  Polarità   -
VDX (ROTSX)  ==>  MALL   ==>  Polarità  +
VDX (ROTDX)  ==> MARR  ==>  Polarità   -
 

 

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Il meccanismo della spirale



Il meccanismo delle spirali è alla base della trasmissione di alcune forze del sistema Es-Ex.

Per meglio comprendere il meccanismo delle spirali utilizzando l'analogia meccanica, nella Fig. 2 sono mostrate le immagini della spirale di una molla di acciaio, vista nel verso destrorso (a sinistra) e nel verso sinistrorso (a destra).

Nell'analisi dei moti spiraliformi occorre tener presente la geometria della spirale, ossia è necessario distinguere la superficie interna da quella esterna della spirale: la superficie interna è quella del bordo interno della spirale, ossia il luogo dei punti che "guardano" verso il centro della spirale; la superficie esterna è invece quella del bordo esterno della spirale, ossia il luogo dei punti che "guardano" verso l'esterno della spirale.
 
 

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Una ipotesi di convalida della teoria DNTH dalla grafite

di Ignazio Farnè



Un risultato notevole della teoria DNTH relativo alla risonanza dei reticoli atomici alla frequenza di modulazione E, è dato dalla dimostrazione della risonanza dei reticoli della grafite in presenza di corrente elettrica attraverso il cristallo.
Tale dimostrazione si avvale di un particolare programma software di calcolo, appositamente realizzato e denominato RCTOR999.EXE (1).
La conducibilità elettrica della grafite è di 0,11 % della conducibilità dell'Argento, ed in base a tale valore sperimentale, si è cercato, utilizzando il suddetto programma, il pattern di risonanza che determinasse il valore di conducibilità relativa più vicino a quello sperimentale.
Poiché la struttura cristallina della grafite è quella esagonale a strati e la conducibilità elettrica è fortemente anisotropica (è massima nella direzione  parallela ai piani esagonali), sono stati impostati i seguenti CC (2) risonanti ESC: TRI1_ESC, TRI2_ESC, ESAG_ESC e ROMB_ESC (3). 
Quale valore del raggio dell'atomo di Carbonio è stato immesso un valore vicino a quello sperimentale, ossia 1,42 / 2 = 0,71 Angstrom (4).
Il programma lanciava il Beep (5) (risultato entro il +/- 5 % rispetto a quellosperimentale di 0,11 %) con il CC ESAG_ESC e con fattori moltiplicativi 1 e 2, corrispondenti, rispettivamente, a 6 AS ed a 12 AS (6). 
E' stato allora variato il valore del Rat (7) del Carbonio con ognuno dei fattori moltiplicativi, fino all'ottenimento, per entrambi i CC, del valore di conducibilità elettrica relativa di 0,11 %.
I valori del Rat calcolati dal programma sono risultati :
a) 71,11761396 pm(8), corrispondente ad una distanza tra gli AS di 142,23522792 pm per un CC risonante  ESC  formato da 6 AS (esagonale x 1);
b) 71,04556575 pm, corrispondente ad una distanza tra gli AS di 142,09113150 pm per un CC risonante ESC formato da 12 AS (esagonale x 2).
Poiché la maggior parte dei testi scientifici e dei manuali tecnici dànno,  per la distanza degli atomi di Carbonio disposti ad esagono nei piani del reticolo della grafite, il valore di 142 pm (senza cifre decimali), non era possibile stabilire con certezza se il CC risonante fosse quello formato da 6 AS (esagonalex1) o quello formato da 12 AS (esagonale x 2).
Dopo alcune ricerche bibliografiche, da una tabella delle caratteristiche degli elementi tratta dal Bollettino 1248 del U.S. Geological Surveyor, si è trovato il valore di a0  dell'esagono della grafite con 4 cifre decimali ( 2,4612+/- 0.0001 Angstrom), da cui, tramite la relazione:

x0= Sqrt((a0^2) / 3)

e convertendo il risultato in pm, si è calcolata la distanza interatomica x0 di 142,0974483 pm, vicina a quella del CC risonante formato da 12 AS calcolata con il programma RCTOR999.EXE.
La differenza tra il valore sperimentale (142,0974483 pm) e quello calcolato (142,09113150 pm) è di soli 6 fm (9) ed è verosimilmente imputabile sia agli errori di misura sperimentale, sia all'approssimazione di circa 0,1 fm del valore del lambda E (10).
L'alta risoluzione del risultato e la non casuale concordanza tra la geometria di risonanza ipotizzata e quella del reticolo cristallino esaminato costituiscono, insieme ad altri riscontri sperimentali, elementi di convalida della nuova teoria di struttura della materia e di unificazione dei campi di forza,  denominata teoria DNTH.

(1): RCTOR999.EXE = Programma software di calcolo, realizzato dall'autore, per la ricerca delle risonanze dei reticoli atomici (secondo i principi della teoria DNTH). Il programma calcola  le risonanze sulla base del valore del passo dell'elica (denominato lambda) relativo alla radiazione E.

(2): CC= Circuito Quantum-risonante.
(3): ESC: TRI1_ESC, TRI2_ESC, . . . = Serie di pattern calcolati all' interno della struttura cristallina "Esagonale compatta".
(4): Angstrom= 10 ^ (-10) m .
(5): BEEP= Segnale acustico del computer.
(6): AS= Atomo Stellare, la cui struttura è definita dalla teoria DNTH.
(7): Rat= Raggio atomico.
(8): pm(picometri) = 10 ^ (-12) m . 
(9): fm(femtometri) = 10 ^ (-15) m .
(10): lambda E = periodo della radiazione E, secondo la teoria DNTH.
 
 

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Ricerca sui superconduttori a temperatura ambiente (*)



Definizione del meccanismo responsabile della superconduttività ad alta temperatura critica e messa a punto di materiali superconduttori aventi temperature critiche di oltre 373 K

di Ignazio Farnè

Abstract:
Una delle ipotesi formulate nell'ambito di una nuova teoria di unificazione dei campi di forze, denominata teoria DNTH (**), è che la superconduttività elettrica sia un particolare fenomeno di risonanza (con frequenze comprese entro una gamma definita) dei reticoli aventi determinate caratteristiche geometriche e determinati pesi atomici medi. 
Supposto inoltre che la struttura geometrica della cella reticolare dipenda in larga misura dalla massa dei nuclidi presenti nei nodi del reticolo, acquista notevole importanza, agli effetti della superconduttività elettrica, il peso atomico medio dei nuclidi appartenenti a tale cella. 
 

(*): Progetto di ricerca presentato alla CEE (Direttorato XII - Bruxelles) nel 1988 da un team italo-tedesco. 
(**): Il nome DNTH alla suddetta teoria è stato dato nel 1989.
 
 

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Risonanza elettrica e risonanza magnetica


Vorrei qui esporre l'ipotesi che la conduttività elettrica e la "conduttività" magnetica siano entrambe fenomeni di risonanza ad una particolare radiazione dei reticoli dei due tipi di conduttore, e che la differenza tra la conduttività e la superconduttività (sia elettrica che magnetica)riguardi la precisione nella sintonia dei "risuonatori" e la loro densità nel materiale preso in considerazione.
 Prenderò quindi in considerazione le caratteristiche del migliore conduttore elettrico, l'Argento, e di due dei migliori "conduttori magnetici", il Ferro ed il Nichel:
a) il raggio atomico dell'Argento è di circa 144,5 pm;
b) il raggio atomico del Ferro è di circa 124,275 pm. Tale valore risulta dall'asse più compatto (111) della relativa cella cristallina, che, per il Ferro, è del tipo CCC (cubico a corpo centrato);
c)  il raggio atomico del Nichel  è di circa 124,45 pm. Tale valore risulta dall'asse più compatto (100) della relativa cella cristallina,  che, per il Nichel, è  del tipo CFC (cubico a facce centrate);
d)  sia nel Ferro che nel Nichel la massima magnetizzazione (circa 1700 Gauss nel Ferro e circa 500 Gauss nel Nichel)  si ha lungo l'asse  meno compatto  delle relative celle, che per il Ferro è l'asse 100 e per il Nichel è l'asse 111;
e) il valore medio tra il raggio atomico del ferro (124,275 pm) ed il raggio atomico del Nichel (124,45 pm) è di circa 124,3 pm.
f) l'elemento con raggio atomico avente il valore più vicino ai raggi atomici del Ferro e del Nichel è il Cobalto (125 pm), anch'esso ottimo "conduttore magnetico".
Un piano del reticolo dell'Argento è quello che si può osservare in Figura 1, in cui gli atomi dell'Argento sono rappresentati dai cerchi in colore ciano.
Nella stessa figura si possono notare anche altri cerchi, in colore rosso, inseriti in una particolare costruzione geometrica rappresentata nella Figura 2. Nella Figura 3 si può notare il meccanismo di formazione della radiazione magnetica, ed in particolare, la relazione matematica tra la lunghezza d'onda della radiazione magnetica (LambdaM)e la lunghezza d'onda della radiazione elettrica (lambdaE), relazione che coincide numericamente con quella esistente tra i raggi (e i diametri) dei circoli in colore rosso (Diam(RM)) ed i raggi (e i diametri) dei circoli in colore ciano (Diam(RE)):

[Diam(RM) = Diam(RE)*cos(30°) = Diam(RE)*sen(60°) = Diam(RE)*Sqrt(3)/2];

[LambdaM = LambdaE * Sqrt(3)/2 = LambdaE*cos(30°) = LambdaE*sen(60°)].

Tale relazione permette di ricavare, dal raggio dei cerchi dell'Argento, il raggio dei cerchi rossi, corrispondente al valore di 125,1 pm. Ebbene, tale valore è molto vicino a quello dei raggi atomici del Ferro, del Nichel e del Cobalto.
C'è  da considerare che l'Argento non è un superconduttore elettrico e il Ferro, il Nichel ed il Cobalto non sono superconduttori magnetici e l'ipotesi che qui espongo è che l'Argento (e tutti i buoni conduttori elettrici) non risuona completamente perchè non è al centro della curva di risonanza del reticolo, in quanto gli manca un delta (positivo o negativo a seconda dell'elemento atomico) dell'ordine delle frazioni di picometro. Per conoscere il valore del delta occorre però conoscere il valore del lambda della radiazione nei TDF (Tubi di Forza) oggetto della teoria DNTH. 
La ricerca del valore
del lambda è stata effettuata utilizzando una complessa analisi numerica in un sofisticato programma software, di cui viene qui fornita, a solo titolo esemplificativo, una versione DEMO
.                                     Ignazio Farnè



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Risonanza del Grafene

La risonanza dei reticoli dei cristalli alla base della conduzione elettrica si verifica quando i cristalli hanno particolari forme geometriche e le dimensioni delle celle cristalline assumono, con estrema precisione, determinati valori, uguali al passo (o multiplo intero del passo) dell'elica dei TDF. Le vibrazioni termiche nucleari e molecolari aiutano a raggiungere dinamicamente tali valori, ma perché si produca il fenomeno della risonanza dell'intero cristallo è necessario che le dimensioni "statiche" lineari ed angolari delle celle cristalline abbiano già, di per sé, i valori della risonanza.
La conduzione elettrica normale riguarda pertanto solo poche isole (o celle cristalline) risonanti all'interno del conduttore, mentre la superconduzione si può definire come una risonanza "gigante" dell'intero cristallo conduttore. Nel grafene si ha una risonanza simile (ma non "gigante") a quella dei superconduttori.
I disegni seguenti rappresentano le strutture del grafene metallico e di quello semiconduttore. Nella figura che rappresenta una nano-striscia di grafene metallico in 3D, si può notare un elettrone (sotto forma di doppio triangolo) che entra sulla sinistra del reticolo, rimbalza su un nucleone di un atomo di carbonio ed esce sulla destra
del reticolo. Nell'altra figura della struttura del grafene metallico, gli elettroni, visti da sopra il reticolo, sono rappresentati da semplici linee di colore rosso (elettroni entranti) e viola (elettroni uscenti). Nella figura della struttura del grafene semiconduttore le linee rosse e viola non sono "congiunte", da cui deriva lo stato non conducente (o isolante) del grafene. Il valore del passo dell'elica  non viene qui dato per ovvi motivi di segreto industriale.
La dimostrazione pratica della validità del modello di elettrone a forma di doppio triangolo, ipotizzato dalla teoria DNTH, è possibile, utilizzando un sistema di microscopia STM, facendo il seguente semplice esperimento.
1) Procurarsi un "nastro" (o nano-striscia) di grafene. Un nastro lungo un paio di micrometri e largo un micrometro dovrebbe contenere diverse migliaia di atomi di carbonio. Individuare  le posizioni degli esagoni del reticolo atomico.
2) Attrezzare un banco di misura con un ohmetro a 4 fili e, disponendo di due sonde kelvin a punta (punte con raggio di curvatura di poche decine di picometri), effettuare varie misure ohmetriche tra coppie di punti lungo il reticolo del nastro di grafene. L'ohmetro misurerà valori di resistenza relativamente bassi solo nelle direzioni delle diagonali degli esagoni e solo per distanze con valori di circa 142,097(3n+1) pm, (n = 0, 1, 2, 3,...), in cui 142,097 pm è la distanza tra 2 atomi di carbonio contigui all'interno del reticolo esagonale del grafene (vedi la Fig. 2 seguente).  Con valori della distanza diversi, l'ohmetro segnerà valori di resistenza molto alti, o addirittura infiniti (se il reticolo cristallino del grafene è privo di impurità o contaminazioni).
3) L'elettrone a forma di doppio triangolo ha in realtà la struttura a forma di Stella di David o Esagramma, come rappresentato al paragrafo "Strutture atomiche e molecolari", ma, agli effetti della misura dei pattern di conducibilità del grafene, non cambia niente.
L'elettrone a forma di doppio triangolo è quindi la risposta esaustiva alla domanda del perché il grafene si comporta come conduttore tra due bordi contrapposti a forma di zig zag, mentre si comporta come isolante tra due bordi a forma di "armchair". Inoltre tale elettrone, oltre a determinare un palese sconquasso delle correnti teorie "ufficiali", rappresenta la base per formulare un modello semplice e completo di tutti i  fenomeni fisici, nell'ambito della TOE (Teoria del tutto) denominata Teoria DNTH.

Fig. 1: Struttura del Grafene metallico (con bordi a zig-zag) e percorso dei TDF conduttivi: (immagine GIF)

Fig. 2: Grafene metallico - rappresentazione grafica 3D:  (immagine jpeg)

Fig. 3: Struttura del Grafene semiconduttore: (immagine GIF)

Fig. 4: Pattern di risonanza del grafene: (immagine GIF)



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Analisi delle risonanze dei reticoli delle perowskiti


Tutti i reticoli atomici risuonano se vengono sottoposti a sollecitazioni di tipo meccanico, elettrico, magnetico, ecc., con frequenze caratteristiche di ogni singolo reticolo. 
Anche i reticoli atomici delle perowskiti hanno le loro frequenze di risonanza. 
La teoria DNTH stabilisce che la conducibilità elettrica di qualsiasi corpo sia prodotta dalla risonanza parziale dei relativi reticoli atomici, quando vengono sottoposti ad una particolare frequenza di sollecitazione e che la superconducibilità elettrica si abbia invece quando la suddetta risonanza avvenga in pressocché tutte le celle reticolari.
Il programma software per Windows XP, denominato SCANDEMO.EXE, è un programma dimostrativo con il quale é possibile simulare la variazione dei parametri reticolari di 19 elementi metallici e di un superconduttore HT (perowskite), per calcolare le condizioni della loro conducibilità elettrica, fino allo stato di superconducibilità a temperatura ambiente. 



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Massa, inerzia e gravitazione

(Appunti dalla teoria DNTH)


Lo studio della gravitazione costituisce uno dei cavalli di battaglia della teoria DNTH.
Lo sforzo intellettivo, sia dal punto di vista logico-filosofico che da quello progettuale, mira alla realizzazione pratica di materiali, dispositivi e sistemi complessi che possano librarsi liberamente nell'atmosfera terrestre con il minimo sforzo, dovendo opporsi, per il loro movimento ascensionale,  solo all'inerzia della propria massa ed all'attrito con l'atmosfera e non più alla forza peso prodotta dalla gravità terrestre.
La maggiore difficoltà incontrata in tale ricerca è stata di tipo concettuale. E' stato necessario analizzare a fondo l'impianto logico dell'insieme di nozioni e conoscenze scientifiche che ognuno di noi ha acquisito dai testi di Fisica o di Scienze, ciò che ha portato ad azzerare od a modificare diversi postulati, considerati immodificabili dalla Fisica classica.
Uno di questi postulati, il comportamento inerziale dei corpi materiali, viene considerato dalla Fisica classica una proprietà intrinseca della materia, o, per essere più precisi, della massa. Se ne conoscono gli effetti ma non le cause e, a parte i vari procedimenti matematici utilizzati per rappresentare come (ma non perchè) l'inerzia si manifesta, il perchè la massa "produca" inerzia rimane, per la scienza ufficiale, un quesito irrisolto. 
Dal punto di vista della teoria DNTH, la massa è rilevabile tramite l'azione esercitata tra due CC N (1), mentre l'inerzia è lo stato di permanenza di una frequenza di modulazione di uno dei TDF costituenti il CC N.
Il "tempo di vita" (la durata) di tale CC N è indeterminato in senso assoluto, ma  potrà essere infinitesimo, finito o infinito a seconda delle frequenze di modulazione dei suoi TDF e della frequenza di orologio del sistema Es-Ex preso in considerazione.
                                                                                                                  (continua)
 
  (1) CC= Circuito Quantum-risonante.

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INTERFERENZA  FOTONICA  NELLO  SPAZIO  LIBERO

Viene qui riportato un fenomeno di interferenza tra fotoni nello spazio libero. Tale fenomeno si basa su una formulazione non probabilistica della struttura del fotone. I principali parametri del banco ottico utilizzato sono:

a) il verso dei fotoni, che determina l'interferenza costruttiva o distruttiva;
b) l'angolo tra i fasci di fotoni deve essere esattamente di 60 gradi;
c) i piani delle due stringhe fotoniche devono essere perfettamente coincidenti.
Ciò che si nota ad occhio nudo (ma sarebbe meglio porre un sensibile fotodiodo sul target del fascio "primario" e misurare l'intensità del fascio dopo averla amplificata) è un abbassamento ritmico dell'intensità luminosa, con un periodo di 0,1 - 0,4 secondi. 

Immagine 1: Schema di principio del banco ottico per le misure di interferenza tra fotoni nello spazio libero.

Immagine 2
: Interferenza tra tre fotoni nello spazio libero
 
Immagine 3: Interferenza costruttiva tra due fotoni nello spazio libero

Immagine 4: Interferenza costruttiva tra due fotoni nello spazio libero

Immagine 5: Interferenza distruttiva tra due fotoni nello spazio libero

Immagine 6: Interferenza distruttiva tra due fotoni nello spazio libero

Immagine 7: Struttura del fotone secondo la teoria DNTH

Immagine 8:       "           "      "           "        "      "         "

Immagine 9:       "           "      "           "        "      "         "

Immagine 10:     "           "      "           "        "      "         "

Immagine 11: Effetto fotoelettrico secondo la teoria DNTH

Immagine 12: Effetto Compton secondo la teoria DNTH


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Depolarizzazione gravitazionale


Come per la forza elettrica, anche  per quella gravitazionale vale il principio  dello sbilancio  tra  due polarizzazioni contrapposte, in cui il prevalere di una delle due polarizzazioni determina l'azione elettrica o gravitazionale. Rispetto all'azione elettrica, nell'azione gravitazionale si assiste ad uno shift di fase dell'elica dei TDF, shift prodotto dai moti roto-traslazionali del grandissimo numero di nucleoni di grandi masse. Una rappresentazione geometrica (molto semplificata) di tali moti è la roto-traslazione di una spirale, sulla superficie esterna della quale si trovano i corpi sensibili all'azione gravitazionale.
L'interazione gravitazionale tra due qualsiasi nucleoni (posti uno "nella" Terra e l'altro "sulla" Terra) avviene  tramite il TDF coassiale con gli assi di spin dei due nucleoni. Per annullare l'interazione gravitazionale (e quindi la forza prodotta dal campo gravitazionale terrestre) è sufficiente deviare dalla verticale gli assi di spin dei nucleoni dei corpi immersi nel campo. Mentre la deviazione dell'asse di spin di un elettrone di legame è facilmente realizzabile tramite un'opportuna polarizzazione elettromagnetica della molecola, non  altrettanto facilmente si può deviare l'asse di spin di un nucleone all'interno di un nucleo atomico. Il metodo da noi utilizzato per deviare gli assi di spin dei nucleoni all'interno di un nucleo atomico si avvale di una strabiliante scoperta scientifica fatta nel corso degli esperimenti di dinamica inerziale compiuti nei nostri laboratori. Tale scoperta, che non verrà divulgata per ovvi motivi di segretezza e di monopolio civile e militare, permetterà di realizzare generatori gravitazionali di potenza, in grado di inibire il campo gravitazionale terrestre su masse di diverse tonnellate. Le applicazioni di tale scoperta rappresentano un evidente enorme avanzamento scientifico e tecnologico della civiltà umana.

Uno dei tanti test realizzati per la misura della forza peso della massa in particolari circostanze riguarda  la rilevazione fotografica dell'urto orizzontale di due masse sospese, dotate ognuna di una corona  di magnetini (tipo supermag) per annullare l'effetto rimbalzo dopo l'urto. Il test è stato effettuato in vari modi, utilizzando dinamometri elettronici e, in un caso, una semplice bilancia meccanica di tipo commerciale, il cui ago è stato ripreso al momento dell'urto. I fotogrammi digitalizzati sono poi stati visualizzati al rallentatore con un software adatto. In Fig. 1  è possibile vedere il set del test di misura effettuato con la bilancia meccanica.
Un altro test dell'urto orizzontale è stato effettuato utilizzando il bullone della testata di un vecchio motore, ed il relativo meccanismo, privo dei sensori di accelerazione e dell'elettronica di comando, è visibile in Fig. 2.
Un banco di misura, comprendente i sensori degli impulsi di accelerazione sugli assi x,y e z  ed il relativo registratore digitale, è visibile in Fig. 3.
Un altro banco di misura, realizzato per verificare il fenomeno della risonanza nucleonica gigante e della conseguente levitazione,  è visibile in fig. 4.
Altri banchi di misura, per le misure della risonanza gravitazionale di una struttura a delta sono visibili nelle Fig.5 , Fig.6 e Fig.7.
In Fig.8 è visibile l'elemento centrale (il "core") di un risonatore allo studio, generatore di depolarizzazione gravitazionale.
Uno dei vari prototipi di generatori di gravità negativa realizzati nei nostri laboratori è sinteticamente descritto nel seguito.
Descrizione costruttiva: all'interno della struttura portante del generatore c'è il rotore cilindrico, con il dispositivo di produzione dei campi. Dietro il rotore, nello scomparto posteriore della struttura, c'è il controller a microprocessore della velocità di rotazione del rotore ed il ricevitore radio per i telecomandi. Sul fianco sinistro della struttura c'è il motore elettrico, collegato al rotore tramite una cinghia elastica.  Il commutatore a destra è per l'accensione, quello a sinistra commuta il dispositivo da generatore di campo -g (riduzione di peso) a generatore di campo +g (aumento di peso). Il prototipo è rappresentato dalle seguenti foto 1,2,3 e 4.

Foto 1: Visione di assieme del generatore di gravità negativa.

Foto 2: Particolari della trasmissione del moto e del controller della velocità di rotazione del rotore.

Foto 3: Particolare di uno dei circuiti di generazione dei campi.

Foto 4: Generatore gravitazionale posto su una bilancia elettronica digitale (max = 5000 g , risoluzione = 1 g) per le misure di variazione della forza peso.
 
 

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Analisi dei doppietti e dei tripletti negli spettri atomici



Vengono qui riportati i risultati di una particolare analisi, effettuata tramite il programma software di calcolo SPETTR35.EXE, realizzato da I. Farnè e riguardante la ricorrenza dei doppietti e dei tripletti di frequenze negli spettri di emissione e di assorbimento atomico degli elementi.
Ogni doppietto e tripletto di frequenze, che si ripete esattamente (in termini di variazione di frequenza) in almeno due elementi atomici diversi, è stato marcato, tramite l'adozione di colori predefiniti, nella relativa rappresentazione grafica.
Tale analisi evidenzia la traslazione del doppietto e/o del tripletto sulla scala delle lunghezze d'onda passando da un elemento atomico all'altro.
La ripetizione di un particolare doppietto e/o tripletto osservabile in due elementi aventi peso atomico molto diverso può mostrare la presenza di uguali frammenti nucleari posti con uguali disposizioni geometriche nei rispettivi nuclei.
Importante, ai fini dell'analisi delle strutture nucleari, è la traslazione dei doppietti e/o dei tripletti tra due atomi contigui nella scala periodica degli elementi, ed in particolare tra quegli atomi, la cui relativa differenza, passando da un atomo all'altro, è dovuta essenzialmente all'incremento di un protone o di un neutrone nel nucleo.
L'innovazione dell'analisi consiste pertanto nel permettere di osservare lo spostamento dei doppietti e dei tripletti di frequenze al variare del numero dei protoni e/o dei neutroni nel nucleo atomico di due o più elementi.
Il programma è attualmente in evoluzione e si prevede l'adozione di un maggior numero di dati spettrali, al fine di affinare l'analisi, attualmente relegata ai circuiti risonanti protonici e/o neutronici, ed estenderla ai circuiti risonanti gluonici. Ciò permetterà l'acquisizione di importanti informazioni sulla reale struttura del nucleo atomico.
Il programma è formato da 6 Quadri-lavoro e permette varie funzioni di analisi degli spettri atomici.
L'analisi effettuabile tramite il sesto Quadro-lavoro è però la più interessante, in quanto evidenzia l'associazione delle righe spettrali a particolari percorsi risonanti all'interno del nucleo atomico.
L'aspetto innovativo dell'analisi si manifesta in modo eclatante nella possibilità, quasi certamente originale, della comparazione e della traslazione dei doppietti e dei tripletti di frequenze presenti negli atomi di Manganese (1), di Ferro (2) e di Nichel (3). 

(1) Ioni dell'atomo di ManganeseSpettro dell'atomo di Manganese; Doppietti negli spettri degli atomi di Manganese e di Ferro.
(2) Ioni dell'atomo di FerroSpettro dell'atomo di Ferro; Doppietti negli spettri degli atomi di Ferro e di Nichel.
(3) Ioni dell'atomo di NichelSpettro dell'atomo di Nichel; Doppietti negli spettri degli atomi di Nichel e di Manganese.



 
 

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Reazioni nucleari


Reazioni nucleari utili per la fusione dell'idrogeno controllata - e non.
Quelle seguenti sono le note frequenze di precessione (@B=1 Tesla):

  Neutrone  (n0)  =  29,1647     MHz 
  Idrogeno  (H1) =  42,5775     MHz 
  Deuterio  (H2)  =    6,5359     MHz  
  Trizio      (H3)   =  45,4148     MHz  
  Elio-3     (He3)  =  32,4380    MHz  

Le frequenze suddette sono quelle di precessione - e non le frequenze di rotazione - dei singoli nucleoni. A parità di condizioni fisiche e di campo magnetico applicato, il rapporto tra le frequenze di rotazione e quelle di precessione dei nucleoni è costante. E' possibile quindi realizzare, tramite trappole reticolari risonanti e con mezzi relativamente economici, varie reazioni nucleari, con o senza emissioni di raggi gamma e ultra-gamma. In tali reazioni si possono verificare, a seconda della fase dei TDF dei CC dei nucleoni interagenti, due particolari fenomeni:
1) i protoni si neutronizzano;
2) i neutroni si annichilano.
In entrambi i casi, sui TDF dei CC interagenti si ha l'emissione di fotoni a frequenza nucleonica (radiazioni gamma ed ultra-gamma), con potenze di ExaWatt (10^(18)Watt).

Le seguenti frequenze sono proporzionali ad alcune frequenze delle radiazioni gamma ed ultra-gamma (g1, g2, g3) emesse sui TDF dei CC dei relativi nucleoni :

D f1 =     5,35  KHz   =>  g1
D f2 =   78,6    KHz   =>  g2
D f3 = 430,65  KHz   =>  g3

Le reazioni nucleari qui sotto riportate, desunte dalle associate relazioni matematiche tra le frequenze di precessione dei relativi nucleoni, potrebbero quindi attuarsi con semplici trappole reticolari :

  n0  +  H2 / 2   =  He3  -  g1    =>    29,1647  +  6,5359 / 2  =  32,43265  =  32,4380  -  0,00535
 
  H3 / 2  +  H2  =   n0  +  g2     =>   45,4148 / 2  +  6,5359   =  29,2433    =  29,1647  +  0,0786    

 
H1  +  H2 / 2  =  H3  +  g3     =>   42,5775  +  6,5359 / 2   =  45,84545   =  45,4148  +  0,43065   

Secondo le ipotesi della teoria DNTH sono da considerarsi risibili i tentativi di fusione nucleare controllata e duratura  (tramite costosissimi progetti faraonici, in cui può anche verificarsi, per caso, un principio di innesco), senza avere un'approfondita conoscenza della reale struttura dei nucleoni interagenti. Tale conoscenza è pertanto necessaria se si vuole realizzare una fusione nucleare controllata e certa (non probabilistica), effettuando il blocco spaziale dei nucleoni e del relativo spin con semplici trappole nucleari, tramite opportune tecniche di stabilizzazione e sincronizzazione dei nucleoni interagenti.

La conoscenza della lunghezza d'onda della radiazione nucleare (Lambda_0), convogliata dai TDF dei CC nucleonici
interagenti, è cruciale per poter attivare, controllare e stabilizzare le relative reazioni nucleari. La ricerca del valore
di Lambda_0 è stata effettuata utilizzando una complessa analisi numerica in un sofisticato programma software, di cui
viene qui fornita, a solo titolo esemplificativo, una versione dimostrativa: Lambda0_Demo.EXE.

Per il calcolo dei parametri di innesco della fusione nucleare è disponibile la seguente Demo: Cce-TauN.EXE.
Sono in corso esperimenti sulla fusione nucleare "calda" tra ione idrogeno ed ozono.




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Strutture atomiche e molecolari


Gli atomi, secondo la teoria DNTH, hanno una struttura stellare, ossia si estendono da un nucleo all'infinito.
I loro costituenti fondamentali sono i TDF (Tubi di forza), che convergono dallo spazio verso il nucleo, luogo sferoidale sede dei nucleoni.
I nucleoni sono gli elementi di massa formati da tre intersezioni degli stessi TDF, poste ai vertici di un triangolo equilatero.
Ogni intersezione ha la funzione di separatore di fascio (beam splitter) nei confronti della radiazione a frequenza nucleonica.

Un nucleone è formato quindi da tre TDF ed è, in assenza di spin, rappresentabile nel piano.
Gruppi di nucleoni si possono sviluppare in uno stesso piano, quando il loro numero è limitato, o in più piani (nella maggior parte degli atomi).
L'accoppiamento tra due nucleoni può essere di diversi tipi (diretto, a "cerniera", indiretto, ecc.), ed ad ogni tipo di accoppiamento corrisponde un particolare "circuito" per la rispettiva radiazione.

L'accoppiamento tra due neutroni prevede un circuito sincrono, corrispondente alle dimensioni di un elettrone in "miniatura" (vedi l'immagine GIF dell'Elio-4, nella forma allotropica "A").

Nel seguito vegono rappresentate alcune strutture atomiche e molecolari, concepite secondo la teoria DNTH.

- Molecola dell'Idrogeno biatomico (nucleoni fuori scala):(immagine GIF)

- Atomo stellare dell'Elio-4 (tipo A):(immagine GIF)

- Molecola H2O - Dislocazione degli atomi O ed H:(immagine GIF)

- Struttura nucleare a forma di Esagramma: (immagine GIF)

 
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Finanziamenti


Le ricerche fisiche e filosofiche, descritte sommariamente in questo sito, sono condotte da persone che esplicano normalmente altre attività e che dedicano tutto il loro tempo libero alla Ricerca ed il loro sforzo intellettuale, rivolto al superamento degli attuali limiti della conoscenza umana, è di valore incalcolabile.  
Mentre per produrre idee innovative è il più delle volte sufficiente l'impegno di bravi "pensatori", aventi una idonea apertura mentale ed inclini alla speculazione ed all'indagine conoscitiva, per realizzare gli esperimenti fisici è invece necessaria la disponibilità di particolari strumenti di misura, il cui costo costituisce spesso un limite invalicabile per le normali disponibilità finanziarie di singole persone.
L'assenza di finanziamento pubblico (peraltro non cercato), sia nazionale che comunitario, obbliga all'autofinanziamento, e per evitare il ricorso al finanziamento da parte di terzi (privati e/o istituzioni), estranei ai progetti ed agli obiettivi prefissati (civili e militari), si è proceduto alla realizzazione autonoma della strumentazione minima necessaria alla sperimentazione, al fine di riservare l'utilizzazione di tutte le scoperte e le invenzioni, che scaturiranno dalle applicazioni della teoria DNTH, esclusivamente al ristretto gruppo di persone che hanno partecipato a tale Ricerca.

                                                                                                               Ignazio Farnè
 
 

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E-Mail :
 
 
 


  
  Info: ig.farne@dnth.org



Webmaster: ig.farne@iol.it
 
 



 
 
 
 

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Note



1) - La pagina HTML è stata scritta con i caratteri Times New Roman.


2) - I programmi software sono applicazioni MS-DOS. E' in corso la loro conversione per i sistemi operativi Windows, compreso Windows XP.

3) - Informazione per particolari visitatori di questo sito web:
Nel paragrafo "Elementi della teoria DNTH" sono riportati solo alcuni concetti della teoria, che, presi a sé stante, possono apparire insignificanti. Non sono riportati altri concetti "chiave" ed alcuni passaggi logici che legano gli "elementi" della teoria ai meccanismi fisici relativamente complessi, quali la formazione o la distruzione di un separatore di fascio ("Beam splitter") in un CC (nucleonico o fotonico), o il meccanismo di traslazione del CC in presenza di sovramodulazione, nei relativi TDF, della frequenza caratteristica del CC. Né è stato riportato il meccanismo alla base dello "srotolamento"  di un CC elettronico o nucleonico  nel "suo"  fotone,  o quello alla base  dell'"arrotolamento"  di un fotone nel "suo"  CC  elettronico o nucleonico.
Ciò è stato fatto intenzionalmente, per evitare che qualche furbastro (e il mondo ne è pieno) si appropri  indebitamente  delle idee,  le ammanti con qualche strana formula più o meno intelligibile, e ne assuma fraudolentemente la paternità (il "caso" Faraday - maxwell insegna!).
Vorrei infine aggiungere che sul computer da me utilizzato per i collegamenti con Internet non ci sono i file della teoria DNTH completa, ed è quindi inutile (oltre che riprovevole) inviarmi e-mail infarcite di virus, malware, spyware, ecc..
Come dicevano gli antichi:"Nemo locupletari potest cum aliena iactura".
                           

                                                           
4) - Ultimo aggiornamento della pagina: 15 Gennaio 2017
 



 

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